PIC e PAC, quale fondo scegliere?

PIC o PAC, quale scegliere?

Abbiamo già visto come in un recente studio di Assogestioni i fondi comuni nel nostro Paese stiano ricominciando a crescere.
Ora analizziamo questi due metodi di investimento: il Piano di Investimento di Capitale (PIC) e il Piano di Accumulo di Capitale (PAC). Entrambe le soluzioni d’investimento hanno i loro pro e contro e la scelta di una, piuttosto che di un’altra, cambia anche a seconda della tipologia di risparmiatore.

L’investimento in fondi comuni comporta il vantaggio di avere una competenza professionale propria dei gestori e di avere una diversificazione di portafoglio anche disponendo di una piccola somma. La sottoscrizione di un fondo comune d’investimento può infatti essere fatta sia eseguendo un unico versamento chiamato PIC (Piano di Investimento di Capitale), sia attraverso un PAC (Piano  di Accumulo di Capitale).

Quest’ultimo prevede versamenti periodici di importo ridotto rispetto al versamento unico e modulabile in base alle esigenze di ogni investitore ed è preferibile effettuarlo su categorie di fondi comuni a maggiore volatilità rispetto ai fondi monetari o obbligazionari breve termine.

PIC, un’unica soluzione
Il Piano di Investimento di Capitale (PIC) permette di investire in un’unica soluzione. L’obiettivo di questo soluzione d’investimento, infatti, è di far crescere il capitale nel tempo. Dovendo investire l’intera somma sin da subito, questa strategia è indicata per chi ha a disposizione una certa sonna, ad esempio chi va in pensione o dispone della cosiddetta “buona uscita”.

PAC, piano periodico
I Piani di Accumulo di Capitale (PAC) sono una soluzione di investimento più progressiva, che permette al risparmiatore di effettuare versamenti periodici, anche piccole somme, in un arco temporale prolungato. L’obiettivo dei PAC è di ottenere, nel medio-lungo periodo, un capitale maggiore rispetto alla somma versata.

01/09/2017

PIC o PAC, quale scegliere?

Abbiamo già visto come in un recente studio di Assogestioni i fondi comuni nel nostro Paese stiano ricominciando a crescere.
Ora analizziamo questi due metodi di investimento: il Piano di Investimento di Capitale (PIC) e il Piano di Accumulo di Capitale (PAC). Entrambe le soluzioni d’investimento hanno i loro pro e contro e la scelta di una, piuttosto che di un’altra, cambia anche a seconda della tipologia di risparmiatore.

L’investimento in fondi comuni comporta il vantaggio di avere una competenza professionale propria dei gestori e di avere una diversificazione di portafoglio anche disponendo di una piccola somma. La sottoscrizione di un fondo comune d’investimento può infatti essere fatta sia eseguendo un unico versamento chiamato PIC (Piano di Investimento di Capitale), sia attraverso un PAC (Piano  di Accumulo di Capitale).

Quest’ultimo prevede versamenti periodici di importo ridotto rispetto al versamento unico e modulabile in base alle esigenze di ogni investitore ed è preferibile effettuarlo su categorie di fondi comuni a maggiore volatilità rispetto ai fondi monetari o obbligazionari breve termine.

PIC, un’unica soluzione
Il Piano di Investimento di Capitale (PIC) permette di investire in un’unica soluzione. L’obiettivo di questo soluzione d’investimento, infatti, è di far crescere il capitale nel tempo. Dovendo investire l’intera somma sin da subito, questa strategia è indicata per chi ha a disposizione una certa sonna, ad esempio chi va in pensione o dispone della cosiddetta “buona uscita”.

PAC, piano periodico
I Piani di Accumulo di Capitale (PAC) sono una soluzione di investimento più progressiva, che permette al risparmiatore di effettuare versamenti periodici, anche piccole somme, in un arco temporale prolungato. L’obiettivo dei PAC è di ottenere, nel medio-lungo periodo, un capitale maggiore rispetto alla somma versata.

PIC o PAC, quale scegliere?

Abbiamo già visto come in un recente studio di Assogestioni i fondi comuni nel nostro Paese stiano ricominciando a crescere.
Ora analizziamo questi due metodi di investimento: il Piano di Investimento di Capitale (PIC) e il Piano di Accumulo di Capitale (PAC). Entrambe le soluzioni d’investimento hanno i loro pro e contro e la scelta di una, piuttosto che di un’altra, cambia anche a seconda della tipologia di risparmiatore.

L’investimento in fondi comuni comporta il vantaggio di avere una competenza professionale propria dei gestori e di avere una diversificazione di portafoglio anche disponendo di una piccola somma. La sottoscrizione di un fondo comune d’investimento può infatti essere fatta sia eseguendo un unico versamento chiamato PIC (Piano di Investimento di Capitale), sia attraverso un PAC (Piano  di Accumulo di Capitale).

Quest’ultimo prevede versamenti periodici di importo ridotto rispetto al versamento unico e modulabile in base alle esigenze di ogni investitore ed è preferibile effettuarlo su categorie di fondi comuni a maggiore volatilità rispetto ai fondi monetari o obbligazionari breve termine.

PIC, un’unica soluzione
Il Piano di Investimento di Capitale (PIC) permette di investire in un’unica soluzione. L’obiettivo di questo soluzione d’investimento, infatti, è di far crescere il capitale nel tempo. Dovendo investire l’intera somma sin da subito, questa strategia è indicata per chi ha a disposizione una certa sonna, ad esempio chi va in pensione o dispone della cosiddetta “buona uscita”.

PAC, piano periodico
I Piani di Accumulo di Capitale (PAC) sono una soluzione di investimento più progressiva, che permette al risparmiatore di effettuare versamenti periodici, anche piccole somme, in un arco temporale prolungato. L’obiettivo dei PAC è di ottenere, nel medio-lungo periodo, un capitale maggiore rispetto alla somma versata.

Blog a cura di BANCA CARIM
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